martedì 3 maggio 2011

FARE I COGLIONI ENTRANDO A LEZIONE VESTITI DA SPERMATOZOI GIGANTI.... ALIAS LECTURE PRANK


qualche giorno fa a lezione abbiamo dato fondo alle nostre doti teatrali oragnizzando un prank.
Se vi state chiedendo cos'è ecco una definizione:

prank - a ludicrous or grotesque act done for fun and amusement

l'etimologia è incerta, ma pare possa essere la contrazione di practical joke, per contrapporlo al joke che è solo una battuta.

Le università americane pullulano di video simili. Potete vederne uno qui, o qui, qui, qui e qui

Questo invece è il nostro capolavoro:







concludo con una citazione dall'autorevole Wikipedia

Not everyone enjoys practical jokes. Robert A. Heinlein once wrote that "Practical jokers should be rewarded in accordance with the level of their wit. Bastinado is about right. For exceptional wit one might grant keelhauling. But staking out on an anthill should be reserved for the very wittiest."


Visto che ancora non ci hanno fustigati, legati o bruciati su un rogo a voi la conclusione... o lo scherzo non dimostrava questa grande intelligenza ironica oppure il professore è molto più benevolo dello scrittore americano.



sabato 16 aprile 2011

CFU (Colossali Fandonie Universitarie)




Non so come fosse un tempo studiare per esami biennali, ma so per certo che chi ha concepito il CFU ha reso un pessimo servizio all’università italiana.
Quantificare, misurare, questa folle esigenza di precisione ha voluto stabilire che non ci basta più sapere se un corso è tenuto in sei mesi o in due anni, no, ci serve sapere quante ore si dedicano a quell’esame. Nasce così il CFU (Credito Formativo Universitario) il pacchetto di 25 ore che fa da unità di misura allo studio.
Potrebbe anche essere un’idea sensata se misurasse le ore di lezione tenute per il corso, il tempo medio di preparazione e sommasse le due cose per rappresentare le dimensioni dell’esame. Invece no, il rapporto tra ore di lezione frontale e di studio autonomo è costante e stabilito dal singolo corso di laurea (può variare da 8 a 12 ore di lezione per CFU) in più, ecco la presa in giro colossale, ogni corso di laurea ha lo stesso numero di CFU: 60 all’anno, quindi 180 le triennali, 120 le specialistiche, 300 le magistrali e 360 medicina. Come se il Ministero si volesse far garante con la laurea che “il ragazzo si è applicato”, “ha studiato tot ore” “è degno del suo titolo” poco importa quale sia. E’ una gigantesca raccolta punti-fedeltà, come dal benzinaio: completa il tagliando e a 300 bollini avrai in regalo la prestigiosa pergamena di laurea!

Secondo questo geniale sistema per prendere una laurea in ingegneria aereo-spaziale e in cinematografia servono le stesse (300x25) 7500 ore… vallo a raccontare all’ingegnere va’…
Nulla contro la laurea in cinematografia che ha senza dubbio la stessa dignità, ma credo che uno studente del DAMS sia conscio di passare meno ore chino su una scrivania di uno del Politecnico, a tutto vantaggio della sua salute senz’altro.

Mi si può dire che è sempre stato così, che in teoria ci sono sempre voluti 5 anni per laurearsi in qualsiasi cosa, ma nessuno aveva ancora mai pensato alla colossale presa per il culo di equiparare le ore di studio.
A medicina, ad esempio, abbiamo 60 CFU di tirocinio, corrispondenti a 1800 ore di ospedale, poi ci sono 300 CFU di esami, quindi 3000 ore di lezione frontale e 4500 di studio a casa. Vediamo un po’ quanto sono 4500 ore in 6 anni. Quanti giorni all’anno si studia? Io direi almeno dal 1 al 20 Settembre e poi da metà Ottobre a fine Luglio… togliamo un paio di settimane di vacanze varie e sono circa 300 giorni, che per 6 anni fanno 1800 giorni. 4500 ore in 1800 giorni quante ore al giorno sono? Circa due ore e mezza al giorno, compimenti Ministro, non studiavo così poco dalle elementari!

Prendiamo uno studente che si fidi ciecamente di queste indicazioni e decida di studiare Anatomia nel tempo predisposto allo “studio individuale”. Sono 10 CFU quindi 250 ore di cui 100 di lezione frontale e 150 di studio a casa. Vuol dire, prendendosela comoda 37 giorni con 4 ore di studio al giorno, oppure una ventina di giorni di studio intenso. Suvvia Signor Ministro, ha mai visto un libro di anatomia?
E potrei parlare di esami i cui crediti non sono così bilanciati come quelli di anatomia, neurologia, ad esempio, che coi suoi 4 CFU si dovrebbe preparare in una decina di giorni, quando ci va minimo un mese.

Se a medicina gli esami sono per forza di cose sempre gli stessi e i crediti sono un po’ tirati a dadi per farli rientrare nella tabella, in altre facoltà la geniale idea dei CFU ha causato la frammentazione dei corsi a livello subatomico.
A lettere, dove a memoria dei nostri genitori bastavano 23 esami per portare a casa una laurea (in 4 anni circa), ora ne servono una cinquantina perché sono tutti da 5 CFU. Ti trovi così gente che in una sessione ha in programma 12 esami mentre tu che fai medicina (l’unica facoltà che aveva 40 e passa esami ed è stata costretta a ridurli a 36) hai un unico corso integrato di materie che non si integrano affatto gestito da professori che nella migliore delle ipotesi non si conoscono e nella peggiore si odiano. Col rischio che se non lo passi perdi l’intera sessione coi suoi 20 e fischia crediti.

Il problema è che noi italiani siamo bravissimi ad adattare la burocrazia europea al sistema italiano, senza cambiare il sistema, ma anzi complicandolo. Se in Europa hanno i CFU ci sarà un motivo, sarà ad esempio perché il rapporto lezione/studio a casa è di dieci a uno, sarà perché le loro lezioni sono interattive e lo studente seguendo impara e ricorda, non sente solo un professore che parla, ma si mette alla prova e non ha bisogno di passare decine e decine di ore sui libri per passare l’esame. Sarà perché quello che si pretende all’esame è quanto fatto durante il corso e non un argomento a caso di un libro di mille pagine di cui si sono appena trattati superficialmente i capitoli principali. Sarà perché magari verificano che tu sappia fare un prelievo sanguigno o misurare una pressione anziché chiederti di spiegare qual è la procedura corretta. Sarà perché siamo in Italia e non in Svezia o in Germania, che propongo di fare gli italiani: se le riforme non migliorano l’istruzione, lasciamole agli svedesi.

mercoledì 16 febbraio 2011

PEDIATRIA




Lorenzo ha sempre gli occhi aperti, si guarda intorno con curiosità e ha una smorfia sul viso che assomiglia a una perenne risata. Ogni tanto alza un braccio per afferrare qualcosa di reale o di immaginario che si trova nel suo campo visivo, ma non riesce mai a stringere bene la mano. Allora parla, emette un suono profondo che non si capisce da dove arriva, sempre con quella specie di risata stampata in volto, senza muovere le labbra, senza girare la testa.


La mamma di Sara ha sempre qualcosa da fare. Le lava i denti, le cambia i cerotti sugli occhi, aspira con estrema abilità le secrezioni bronchiali dalla tracheostomia, pulisce la peg con il liquido di lavaggio, le sistema il cuscino sotto le gambe. Però non la accarezza e non la bacia.

Giovanni dorme tranquillo sul letto troppo grande. E' appoggiato sul cuscino ed è in pace con il mondo. Non sa cosa accade attorno a lui e non gli interessa. Non sa che il suo corpo è grande e la sua testa troppo piccola. Respira velocemente ma senza sforzo. La mamma lo spoglia, lo lava, lo riveste, gli dà un bacio sulla fronte e lui apre gli occhi solo un attimo, poi si riaddormenta.

Irene non sta un attimo ferma, quando la mamma prova a metterle le calze si divincola, si agita, muove le gambe e le braccia come un polipo, come nessuno potrebbe. Li chiamano "moviementi afinalistici" ed è improbabile che siano dovuti ad una caduta accidentale. Così come è improbabile che la stessa caduta abbia causato una frattura temporo-occipito-parietale.

Chiara ha vent'anni e un padre che è a tutti gli effetti un membro dello staff. Sa dove prendere i tubi e le mascherine, discute sulle terapie antibiotiche, lava, aspira, coccola e interpreta gli strani mugugni come segni positivi o di disagio. Ha gli occhi di chi per anni ha dormito più sulla poltrona di questa stanza che nel suo letto.

Alessandro da grande vuole fare il dottore. Ha una valigetta di giochi e di strumenti recuperati in ospedale. Urla, piange e strepita, si divincola "La punturina no". Resiste mezz'ora poi capitola, ma rimane ferito nell'orgoglio. Quando ritorna a letto è rosso e fremente di rabbia, fulmina con lo sguardo ancora umido di lacrime tutti i dottori che si trova davanti e grida come vendetta, le parole spezzate dai singhiozzi: "Voglio vedere voi se vi faccio la punturina". Poi due carezze, un palloncino azzurro a forma di spada e la rabbia svanisce. "Vuoi sentire il cuore che batte?" gli sistemano un fonendo nelle orecchie e lo appoggiano sul suo petto. "Lo senti?" Sorride, di quella gioia pura dei bambini.