martedì 17 dicembre 2013

Sherlock Holmes e il caso del concorso di specialità

piccola nota introduttiva: rielaboro questo post da mesi, scrivo, cancello, riscrivo, mi stufo e lo abbandono per giorni. Da quando l'ho iniziato, fresca del concorso appena sostenuto, ad oggi sono accadute molte cose. Il concorso di specialità è diventato nazionale (non si sa a partire da quando, non si sa con quali modalità). Si sa per certo che i posti diminuiranno drasticamente, o si lotterà disperatamente per ottenere lo stesso insufficiente numero di borse dello scorso anno. E questa improvvisa fretta di nazionalizzare, scelta così ardentemente desiderata dai neo-laureati come invisa alle alte cariche universitarie puzza parecchio di fregatura. Questo non rende il racconto datato, ma anzi, ancora più necessario. Sempre che qualcuno abbia voglia di leggerlo fino al fondo. E sempre che qualcuno legga ancora questo blog che non viene aggiornato da ottobre. Io nella speranza vi ci ho messo le foto di Robert Downey Jr.



Fuori nevicava, io ero appena rientrato da una lunga serie di visite, principalmente acciacchi dovuti alla stagione invernale, e tentavo di riscaldarmi allo scoppiettante tepore del camino. Holmes, seduto sulla sua poltrona al mio fianco mordicchiava la pipa e apriva una ad una le sempre più numerose lettere recapitate al 221/b di Baker Street.

Ad un tratto smise di tormentare il bocchino della pipa e mi lanciò una busta: "Vorrei un suo parere su questa richiesta, Watson"
La busta era di spessa carta filigranata e la lettera, vergata in una grafia nervosa e scarsamente comprensibile, recitava quanto segue:

10 Dicembre 1899
Alma Universitas Augustae Taurinorum,
Gentile Signor Holmes,
la voce delle sue gesta nella lotta al crimine e della sua abilità logica nel risolvere ogni tipo di questioni è giunta fino ai confini del mondo, Le scrivo pertanto dalla terra dei Cesari perchè nessun altro è in grado di consigliarmi correttamente.Sono un futuro collega del suo aiutante, il dottor Watson, avendo da poco conseguito il titolo di dottore in medicina. Nel nostro Paese, tuttavia, col solo titolo di dottore si può far poco, meglio sarebbe avere accesso ad uno dei corsi di specializzazione che garantiscono formazione e professione futura. Poichè, però, ogni giovane dottore condivide questa opinione, la richiesta per questi corsi di specializzazione è molto alta e nel tempo si è resa necessaria una selezione dei candidati. La selezione viene operata sulla base di parametri apparentemente corretti per cui a prima vista è impossibile trovare da ridire, tuttavia l'esperienza insegna che non sono sempre i migliori ad ottenere i posti, deve quindi esserci qualche problema non immediatamente evidente. Per questo scrivo a Lei, signor Holmes, perchè spero che sia in grado di spiegarmi dove sta il trucco così che io possa farlo presente ai luminari incaricati della selezione dei candidati e trovare una nuova soluzione migliore.
Distinti Saluti,
Dottor Umberto Nicodemo Tonara
"Mi sembra una richiesta ben strana, Holmes" osservai appena terminata la lettura, mentre sfogliavo il resto dei fogli allegati che illustravano nel dettaglio il sistema utilizzato nell'ateneo del collega per selezionare gli specialisti.

"Ha se non altro il privilegio di essere insolita e in una fredda sera invernale in cui tutti i nostri casi sono ad un punto morto potrebbe costituire un interessante accompagnamento alla come sempre ottima cena preparataci da Mrs. Hudson".

A queste parole non potei che capitolare, nessuno meglio di me sapeva quanto Holmes avesse bisogno di mantenere in esercizio le proprie facoltà cerebrali e quanto i periodi di inattività gli fossero intollerabili al punto da costringerlo, qualora non avesse trovato casi a cui dedicarsi, a rifugiarsi nell'oblio donato dall'oppio.
Mi misi comodo in poltrona ad attendere la cena mentre Holmes tormentava le corde del violino pizzicandole con sguardo assente. "Mi dica un po', Watson" disse quando finalmente riprese a parlare "Quali sono i parametri più rilevanti per questa selezione in ordine di percentuale?"

Sfogliai il materiale del nostro cliente alla ricerca delle informazioni che, finalmente, trovai "Il 60% dipende da una serie di domande a scelta multipla, il 25% dal curriculum e il restante 15% da una seconda prova scritta".

"Benissimo Watson, quindi se Lei dovesse sostenere questo esame su cosa punterebbe di più?"

"Certamente sulle domande a scelta multipla, mi pare la cosa più logica da fare, anzi, mi sembra strano che il mio collega non ci abbia pensato"

"Pare strano anche a me, vorrebbe controllare sul materiale inviatoci se abbiamo qualche informazione in più riguardo a questi quesiti a scelta multipla?"

Trovai presto la risposta nei documenti che, a parte la pessima grafia, si rilevarono piuttosto ordinati e comunicai immediatamente a Holmes "Si tratta di 40 domande di medicina generale e 20 domande inerenti la singola specialità per la quale si fa domanda, estratti rispettivamente da un archivio di 5400 e 350 domande, la selezione dei quesiti presentati è casuale, una commissione nazionale prepara tre diversi compiti, uno dei quali viene estratto il giorno stesso della prova e viene somministrato a tutti i candidati"

"Ottimo Watson, con queste informazioni aggiuntive cosa possiamo dire riguardo a questa prova?"

"Mi sembra un modo corretto per selezionare, non vedo come si potrebbe manometterla per favorire qualcuno!"

"Oh, non si tratta di manomettere" mi interruppe Holmes "Cerchi qualche informazione in più su quell'archivio di domande"

"Qui dice che viene reso noto 60 giorni prima dell'esame con l'indicazione della risposta corretta per ogni domanda... inizio a capire, Holmes, pensa che qualcuno potrebbe impadronirsi dei compiti prima che vengano inviati dal ministero!"

"No, Watson, è molto più semplice, penso che ogni candidato ragionevole, che sa che il 60% del suo esame è costituito da queste domande, ha 60 giorni di tempo per imparare a memoria tutte le risposte"

"Ma Holmes, è impossibile! Sono quasi seimila domande, forse con un cervello come il Suo sarebbe concepibile, ma non c'è persona al mondo in grado di una simile impresa"

"Quante sono le ossa del corpo umano, Watson?"

"Se la memoria non mi inganna dovrebbero essere 270"

"E quanti i muscoli?"

"656, ma che senso hanno queste domande?"

"Se consideriamo che ogni muscolo ha un'origine e un'inserzione e aggiungiamo i nervi con il loro decorso arriviamo facilmente a seimila nozioni da sapere, in quanto tempo ha studiato Anatomia, Watson?"

"Sono passati molti anni, ma era un corso semestrale, penso di averci messo più o meno quel tempo"

"Seguendo le lezioni all'anfiteatro anatomico e corteggiando quella che sarebbe poi stata sua moglie, però, non lo dimentichi! Pensa che dedicandosi tutto il giorno solo allo studio in due mesi avrebbe potuto preparare quell'esame?"

"Sì, penso di sì"

"E, non si offenda, ma la Sua intelligenza, Watson, è nella media, non è neanche lontanamente paragonabile alla mia. Rifletta: se tutti i dottori durante gli studi sono stati in grado di sostenere l'esame di anatomia sono anche in grado di imparare la risposta delle seimila domande dell'archivio e di ottenere il massimo dei punti di questa prova in modo perfettamente onesto".


Ci pensai per un secondo e poi convenni che probabilmente Holmes aveva ragione, anche se mi sembrava impossibile che qualcuno dedicasse tanto tempo e tanti sforzi a un'operazione così insulsa. Mi vennero però in mente decine di casi in cui mi ero imbattuto durante la mia carriera di giovani appassionati di francobolli o di storia che erano in grado di recitare a memoria lunghe liste di oggetti, date o persone apparentemente senza sforzo. Anche se certamente non era questo il caso del povero dottor Umberto e dei suoi colleghi; mentalmente ringraziai di aver studiato medicina in un momento storico meno problematico.
"E' stato proprio fortunato, Watson"

Sobbalzai, Holmes aveva spesso questa capacità di leggere apparentemente nella mente, ma raramente era stato così accurato. "Ma come fa a..." balbettai
"Sarebbe evidente anche a un bambino, Watson! Lei aveva la classica espressione scettica di quando non crede che io abbia ragione, poi ha assunto un'aria pensosa, segno che stava riflettendo più attentamente su quanto ho detto e le sue mani sono andate a cercare la catena dell'orologio da taschino, regalatale da quel paziente appassionato di treni, quello che sapeva recitare orario di partenza, stazioni di fermata e composizione dei vagoni di ogni treno transitato da King's Cross tra il 1850 e il 1895. Il ricordo di questo individuo l'ha convinta della veridicità della mia teoria e l'improvvisa espressione di sollievo sul suo volto non si può certo ricondurre alla sventurata situazione del nostro amico, quanto piuttosto alla sua personale fortuna di aver studiato medicina in tempi e luoghi diversi dal nostro cliente.".

Ora che Holmes me l'aveva spiegato sembrava tutto troppo semplice e mi maledissi tra me per aver mostrato tanto stupore alla sua osservazione, ma non feci in tempo a lamentarmene che Mrs Hudson fece il suo ingresso con un enorme vassoio d'argento ricolmo di prelibatezze.
Holmes ed io abbandonammo per un momento la conversazione e ci accomodammo a tavola.

"Cosa ne pensa ora della situazione del nostro amico italiano?" mi chiese infine Holmes, pressando il tabacco nel cannello della pipa al termine della cena.

"Mi sembra che rispondere correttamente alle domande a scelta multipla non sia sufficiente per garantire dei buoni risultati"

"Sono d'accordo con lei, Watson, qualunque persona razionale non potrebbe che giungere a questa conclusione, quindi come si può ottenere un vantaggio sugli altri concorrenti sfruttando al meglio la propria intelligenza?"

"La carriera conta nel complesso per il 25%, quindi immagino che ciò avvantaggi gli studenti con un migliore curriculum universitario, insomma essere studenti più bravi premia di più, ma non mi sembra una grande novità... nè mi pare che questo punto si possa sfruttare a proprio favore a posteriori, ovvero dopo la laurea, nè prima, dovrebbe infatti essere compito di ciascuno studente universitario ottenere i risultati migliori possibili in base alle proprie capacità".

"E questo avverrà sicuramente, Watson, ma c'è di più, questo apparente 25% come si articola?"
Andai a sfogliare nuovamente i documenti e trovai subito la risposta "7% in base al voto di laurea, 7% per l'attinenza dell'argomento della tesi di laurea con la specializzazione desiderata, 5% grazie ai voti di 7 esami che sono giudicati inerenti la singola specializzazione, 3% se il candidato ha partecipato ad altre attività inerenti quella materia durante il corso di studi, 3% se ha pubblicato articoli di interesse scientifico"

"Bene, Watson, abbiamo un 25% che, considerando l'assoluta parità delle risposte della prima prova, costituisce in realtà il 100% del valore utile a determinare la graduatoria che è quasi equamente ripartito in quattro parti: voto di laurea, attinenza tesi, esami e pubblicazioni ed altre attività. In cosa si concentrerebbe se fosse uno studente di medicina italiano, caro dottore?"

Ci riflettei un attimo e poi risposi: "Sicuramente cercherei di avere ottimi risultati agli esami, garantendomi così 7 punti di voto di laurea e 5 di esami, ma come ho già detto penso sia una preoccupazione di ciascun bravo studente avere un buon rendimento e penso che ognuno alla fine sia valutato per quanto può raggiungere in base al proprio intelletto".


"Qui sbaglia, invece, caro amico, è evidente che non ha considerato il problema da un punto di vista strategico: gli esami considerati sono solo 7 su un piano di studi che ne prevede 35, quindi conviene concentrarsi per prendere voti eccellenti in quei 7 esami a scapito degli altri pur di mantenere una media adeguata a raggiungere il massimo del punteggio"

"Ma non sarà mica tanto facile!" sbottai "è pur sempre medicina!"

"Il suo problema, Watson, è che non segue i ragionamenti in prospettiva, se solo si sforzasse di farlo gioverebbe molto alle sue doti investigative. Ci pensi bene, la durata media della carriera di un professore universitario è di almeno 30-40 anni, quindi vede passare innumerevoli generazioni di aspiranti medici. Tutti i suddetti studenti, essendo dotati di raziocinio e desiderando in futuro accedere ad una specializzazione, fanno il ragionamento che abbiamo appena espresso e cercano di mantenere il proprio rendimento scolastico più alto possibile col minimo sforzo possibile. Ovviamente nel far ciò si scontrano con la concorrenza costituita dai propri compagni, che hanno il medesimo obiettivo, la preparazione media dello studente tenderà così a crescere di anno in anno"

"Ottimo!" osservai
"Per i futuri pazienti è possibile" proseguì Holmes "Ma lei trascura un dettaglio: i voti degli studenti non sono normalizzati, ovvero non accade mai che il più bravo prenda sempre il voto massimo (30 per questi assurdi italiani) e il peggiore venga sempre bocciato... è il professore ad assegnare un voto a proprio insindacabile giudizio".

"Penso sia tutto sommato un metodo corretto, in fondo è meglio valutare la reale preparazione del candidato che trasformare tutto in una gara di corsa che può essere tra ghepardi o tra lumache".

"Un altro dei suoi difetti è essere carente nei nessi, Watson, metta assieme quanto abbiamo detto poco fa, sugli studenti che sono sempre più preparati, e quanto appena affermato, ovvero che i voti non sono normalizzati"

"Significa che mano a mano i voti si appiattiranno verso la parte alta della scala?"

"Esattamente, caro amico, è un processo che ha avuto inizio decenni fa, ma ne troverà facilmente riscontro tra le carte del nostro cliente. Un professore che si trova davanti studenti sempre più preparati li valuta sempre con lo stesso metro di giudizio fino all'appiattimento totale. In Italia un buon voto universitario è di 27/30 e circa la metà degli studenti attualmente raggiunge questa soglia, il che significa che per graduare 150 studenti un professore ha a disposizione 4 voti, tra cui il massimo assoluto: 30 e lode".

"Che paese assurdo" borbottai indignato "Ancora però non vedo il problema riguardo al concorso!"

"Abbiamo tolto dal conteggio il 60% costituito dalla prima prova, ora abbiamo capito che anche i voti di laurea e degli esami non sono così discriminanti come potrebbero apparire a prima vista, ci restano da analizzare tre elementi: l'attinenza tesi, le attività elettive e le pubblicazioni, orsù Watson da quale iniziamo?"

"L'attinenza tesi mi sembra la più semplice, e mi sembra anche più che sensato che sia avvantaggiato chi ha iniziato  per tempo ad interessarsi di una certa disciplina rispetto, ad esempio, a chi la sceglie come seconda possibilità"

"Va bene, allora parliamone. A prima vista intravedo due problemi: dover scegliere con molto anticipo la propria specialità senza poterla cambiare in un secondo momento e l'impossibilità di spostarsi tra specialità anche affini. Supponiamo che Lei, Watson, desideri specializzarsi in endocrinologia, chiede la tesi e le viene affidato un lavoro sulle patologie dell'osso. In un secondo momento viene a contatto con i geriatri, che anch'essi si occupano delle patologie dell'osso, ma in un modo che Le è più congeniale. Ebbene, se decidesse di sostenere il concorso per geriatria, anzichè per endocrinologia, sarebbe penalizzato due volte: per aver fatto a suo tempo una scelta avventata e per avere di fatto una tesi con lo stesso titolo che Le avrebbero dato i geriatri, ma al quale viene attribuito un punteggio minore perché firmata dal professore sbagliato, ovvero da un endocrinologo."

"L'assurdità di questo mondo italico è sempre più evidente, Holmes... ma che mi dice delle pubblicazioni? Non sono forse un buon modo per distinguere gli studenti davvero eccellenti? In fondo pochi sono in grado a quell'età di produrre lavori scientificamente così rilevanti!"

"Ha ragione, Watson, sono pochi, pochissimi! Ma anche questo va a loro svantaggio"

"Non vedo come potrebbe, Holmes"

"E' evidente invece... chi ha potere di scrivere un articolo e scegliere che nomi apporvi?"

"Il suo autore, mi sembra chiaro! Oltre al proprio può inserire il nome di coloro che hanno collaborato come co-autori, soprattutto se si tratta di grandi studi"

"E cosa si intende per collaborare, Watson?"

"Fornire un contributo scientifico utile alla stesura dell'articolo"

"E chi raccoglie i dati non merita forse di essere menzionato? Chi si sobbarca tutti quei calcoli? Chi raccoglie le immagini e scrive il testo?"

"Oh beh, suppongo che meritino una citazione anche loro"

"Siamo d'accordo. Ora immagini di essere il capo di un gruppo di ricerca, quello che firma ogni articolo prodotto perchè le idee da cui parte la ricerca sono le Sue. Non potrebbe forse decidere a quale dei suoi collaboratori affidare l'incarico di raccogliere i dati offrendo in cambio il nome sull'articolo?"

"Non vedo che male ci sia nello scegliere i propri collaboratori"

"Nessuno, infatti, ma se Lei si trovasse dall'altra parte, Watson, non farebbe forse di tutto per essere tra i prescelti? Tra coloro che potranno firmare l'articolo e quindi saranno avvantaggiati nel concorso?"

"Certamente! Ancora non capisco il suo ragionamento Holmes"

"Non sarebbe disposto a fare orari impossibili e cose che poco hanno a che vedere con l'apprendistato da medico come andare a comprare pranzi, o accompagnare in carrozza i superiori agli appuntamenti..."

"Ma Holmes, queste sono sue illazioni! Sono sicuro che non possa accadere"

"Anche io, caro dottore, ma chi pensa ad una legge pensa a proteggere i cittadini onesti da chi li vuole raggirare e non deve per nessun motivo consentire scappatoie di sorta, invece guardi qui che razza di situazione.
In conclusione abbiamo un concorso in cui più di metà del punteggio viene
azzerato dalle assurde modalità della prova scelta, la bravura dei candidati è difficile da discriminare perchè la scala di valutazione è totalmente appiattita verso l'alto, il poco che resta è in varia misura discrezionale, insomma con un sistema del genere non è impensabile che i candidati vengano scelti a tavolino ancora prima di iniziare le prove. D'altro canto non sono neanche da biasimare i direttori che, trovandosi nell'impossibilità di discriminare in modo oggettivo i concorrenti scelgono quelli che hanno visto lavorare e della cui bravura hanno avuto prove certe.
E' però un sistema molto pericoloso, se si lascia la totale discrezionalità nei metri di giudizio ci si espone al rischio di avere specialisti incompetenti scelti solo perchè graditi ai propri capi"

"Cosa risponderà quindi al mio giovane collega, Holmes?"

"Quello che ci siamo detti, credo abbia sufficiente materiale a scatenare una rivolta".

"Ottimo! Ciò significa che presto cambierà tutto e i giovani medici potranno tornare a sorridere"

"Con calma, Watson, in verità credo che purtroppo non cambierà nulla sul lungo periodo"

"Va bene che non è noto per il suo ottimismo, Holmes, ma non le sembra di esagerare?"

"Niente affatto, amico mio! La storia è destinata ciclicamente a ripetersi e un nuovo concorso avrà l'effetto di cogliere di sorpresa i primi che saranno costretti ad affrontarlo perchè non hanno avuto modo di studiare una strategia mirata al suo superamento, non nascondo che sia possibile, almeno all'inizio, una selezione migliore, sempre che i criteri siano scelti in maniera adeguata! Ma a lungo termine... non c'è nulla da fare, è una rincorsa al raggiungimento dei limiti fissati, prima o poi la maggioranza riuscirà a superarli e discriminare sarà nuovamente impossibile"

"E ha intenzione di dirlo al nostro giovane amico?"

"Devo metterlo in guardia, anche se la cosa non interesserà lui in prima persona, nella scelta di questi criteri bisogna stare molto attenti... sono gli obiettivi che si porranno le generazioni di domani, basta una piccolissima falla e ci si ritrova in pochissimo tempo in una situazione di gran lunga peggiore di quella da cui si è tentato di sfuggire. Ma ora basta, abbiamo avvelenato fin troppo la cena con questi discorsi" Holmes afferrò violino ed archetto, come sempre faceva quando aveva intenzione di suonare sul serio, in genere per farsi perdonare le lunghe ore passate a pizzicare le corde rimuginando su un caso irrisolto "Cosa le piacerebbe ascoltare questa sera, Watson?".






domenica 20 ottobre 2013

MEDICINA INTERNA FOR DUMMIES

che ci crediate o no questo tizio dall'aria
ammiccante è il signor Harrison dell'Harrison.
Il dramma inizia l'ultimo anno di liceo, quando tutti quelli che incontri, dal vicino di casa al cugino di settimo grado, ti chiedono con fare indagatore "Quest'anno hai la maturità? Ma cosa vuoi fare DOPO?".
Solo che lì la risposta era semplice, "Medicina" è una spiegazione alla portata di tutti in grado di tacitare chiunque per un po'. Anche se ricordo ancora con raccapriccio la risposta "Brava, un medico, un ingegnere e un idraulico in famiglia tornano sempre utili". Non ho mai saputo perchè un avvocato un imbianchino e un prete non fossero altrettanto ambiti nelle famiglie italiane...

La tranquillità è, però, di breve durata, perchè ben presto si inizia a parlare di SPECIALIZZAZIONE e ciascuno vuole dire la sua per cui a partire dal terzo anno non è più sufficiente rispondere al vicino di casa incontrato sul pianerottolo "Studio medicina" perchè immediatamente scatta la domanda successiva "E che specializzazione vorresti fare dopo?".

Ho pazientemente raccolto i migliori consigli ricevuti in questi anni (alcuni sono stati addirittura formulati per interposta persona ai miei genitori).

1) DENTISTA - giustificazione: così guadagni un sacco e c'è sempre richiesta. Non ho avuto cuore di dire al malcapitato che è in assoluto l'unica cosa che con una laurea in medicina non si può fare perchè esiste un corso a parte...

2) FISIOTERAPISTA giustificazione: fanno tanto bene agli anziani. Far capire alla vecchina del sesto piano che il fisioterapista non è un medico è impossibile quasi quanto spiegarle che diabete è un sostantivo maschile, quindi regge l'articolo "il" e non "la".

3) MASSOTERAPISTA/OSTEOPATA anche qui la differenza tra la medicina tradizionale e quelle alternative si deve essere persa da qualche parte tra elisir e studio aperto.

4) MEDICO FISCALE. Avete presente quel simpatico tizio a cui è dato l'ingrato compito di suonare i campanelli alla mattina per scoprire che il signor Rossi Mario, che risulta assente dal lavoro per lombalgia, in realtà sta ritinteggiando l'appartamento? La versione medica dell'agenzia di recupero crediti? Ecco... quello lì. Giustificazione (sempre la stessa): si guadagna bene.
Ora, nulla contro i medici fiscali e le molteplici ragioni che possano averli spinti a fare questo lavoro, ma accidenti a voi consulenti da pianerottolo vi è mai passato per l'anticamera del cervello che chi si sobbarca 6 anni di università + 5 di specializzazione non lo fa solo per guadagnare il più possibile con un lavoro noioso? Mai sentito parlare di gratificazione professionale?

Ad ogni modo il dramma non fa che peggiorare e quando arrivi alla soglia della laurea e finalmente hai deciso.
"Ti stai quasi per laureare eh?"
"Eh sì"
"Sai già cosa fare dopo?"
"Medicina Interna"
"Ah"

la reazione è sempre la stessa: sgurado vacuo per qualche secondo seguito da frenetici cenni di assenso del capo, tranne qualcuno che osa troppo e dice "E' il dottore degli organi inerni... giusto?"

Così mi sono dovuta attrezzare e ho brevettato diverse spiegazioni divise per tempo a disposizione, fasce d'età e scolarità.

DA ASCENSORE - MAGGIORI DI 50 ANNI
è una specie di medico generale dell'ospedale che vede un po' di tutto

DA ASCENSORE - MINORI DI 50 ANNI
Hai presente dottor House?
Quello. Ma senza bastone e Vicodin possibilmente.


DA PIANEROTTOLO - DAL DIPLOMA IN SU
è una specializzazione che si occupa di patologie multisistemiche come l'ipertensione, il diabete o di persone con patologie diverse di più organi contemporaneamente.

DA PIANEROTTOLO - LICENZA MEDIA O INFERIORE
Tutti quelli che non sanno cos'hanno o non sanno dove mandare li portano da noi.

DA CENA (Ovvero come intrattenere i commensali su un argomento al quale non sono davvero interessati, ma cavoli loro, così la prossima volta ci pensano due volte prima di chiedere)
I primi a coniare il termine di medicina interna (Innere Medizin) furono i tedeschi a fine Ottocento per indicare i medici che curavano i pazienti con i farmaci "dall'interno" e distinguerli dai chirurghi che invece esponevano gli organi "all'esterno" per sistemarli. Altri sostengono, invece, che il termine alluda alle profonde radici di scienza sperimentale che sottendono alla conoscenza clinica. Vale a dire che l'aggettivo "interno" indicherebbe il processo di scavare alle basi di un problema clinico utilizzando strumenti e conoscenze tratti dalle scienze sperimentali, ovvero scoprire quanto sotteso a segni e sintomi grazie al metodo scientifico e non a dogmi tramandati dalla tradizione. Il termine fu poi tradotto in inglese ed esportato in America agli inizi del Novecento da Osler (quello dei noduli dell'endocardite) e da lì si diffuse.

A nessuno è mai piaciuto questo nome perchè richiede una spiegazione piuttosto complessa e genera confusione di termini tra "interno" ed "internista". Gli americani hanno provato a sostituirlo con diagnostician (dal greco dia, attraverso; gnosis, conoscenza), physician (physikos, che concerne la natura), clinician (klinikos, riguardante il letto), e consultant, ma senza successo.
Per chi fosse veramente interessato alla storia di questa non-specialità questo è un articolo molto interessante al riguardo.



Per tutti gli altri ne traduco un estratto.

"Non esiste una descrizione analitica che possa spiegare cosa significa essere un internista. Devi conoscere degli ottimi internisti per poter apprezzare questa specialità. I bravi internisti conoscono tutti gli aspetti della medicina, hanno un'abilità non comune di diagnosticare problemi medici acuti o cronici, sanno quando ignorare informazioni non pertinenti e quando richiedere esami decisivi e hanno come prima preoccupazione il paziente. Non si pongono come obiettivo primario il profitto e non sono gelosi degli altri specialisti che spesso guadagnano più di loro. Riconoscono con gioia il supporto essenziale alla buona pratica della medicina interna svolto da radiologi, patologi, altri specialisti medici e chirurghi. Studiano per una vita e spesso i pazienti e i colleghi non se ne accorgono e non apprezzano questi sforzi. Si interessano profondamente ai pazienti condividendo gioie e dolori. Comunicano efficacemente e prontamente con i pazienti e li sollevano dall'ansia. Sono parte della coscienza dell'ospedale in cui lavorano. Il loro aspetto riflette queste caratteristiche e si esprime al meglio nel rispetto ed empatia con cui si approcciano al paziente." 

Fordtan et al. The History of internal medicine at Baylor University Medical Center, 2004

In fondo, con la scusa che lavorano solo in ospedale e guadagnano poco e nessuno sa di cosa si occupano, gli internisti se la sono sempre tirata un sacco.

venerdì 16 agosto 2013

Due cose al mondo sono infinite: l'universo e la coda in segreteria

Certe cose non cambiano mai: passano gli anni, le facoltà muoiono, le scuole di medicina nascono, i capoccia vengono sostituiti, ma la coda in segreteria resta.
Mi scuso con gli affezionati lettori (che non ho) per la ripetizione di argomento, ma penso che pochi ricorderanno questo post di marzo 2009...

Università degli studi di Torino, 29 Luglio 2013, h. 10.00

Qualcuno in una segreta stanza dei bottoni carica un pdf sull'albo di ateneo, gesto che può apparire innocuo, ma che in realtà segna l'inizio di un count-down disperato: è l'ufficializzazione delle graduatorie dei concorsi di specialità di medicina, significa che i fortunati vincitori di una borsa hanno quattro giorni di tempo (incluso quello della pubblicazione) per perfezionare la propria immatricolazione, pena l'esclusione dalla scuola.
Lo ammetto, non ho passato la mattinata consumando F5 sulla pagina dell'albo: sono stata svegliata da un messaggio su whatsapp che mi comunicava la pubblicazione delle graduatorie e, come logico, mi sono fiondata a verificare di persona.

Casa mia, h. 10.10

ancora in pigiama apro la pagina personale dell'università, constato la veridicità delle mie fonti esultando un poco tra me e me e mi lancio alla ricerca delle istruzioni sull'immatricolazione.

stesso luogo h. 10.12

rinuncio a districarmi da me e per compiere i poco intuitivi passaggi burocratici mi faccio teleguidare passo passo via iMessage. Si tratta poi di schiacciare una serie di tasti di conferma su cose che non c'entrano nulla, ho già dichiarato nella pre-immatricolazione o semplicemente ignoro (tipo il punteggio dell'esame di stato, comodamente espresso in duecentosettantesimi e sparito da ogni documento in attesa dell'attestato ufficiale che dovrebbe giungere, secondo le previsioni del sito dell'ateneo, nel 2019).

stesso luogo h.10.22

Finisco la trafila e in premio ottengo un pdf con la domanda da compilare e un bollettino di 496 euro corrispondenti alla prima rata delle tasse da pagare, il resto ci sarà comodamente detratto dallo stipendio, quando ne avremo uno.
Provo a stamparlo ma la mia stampante si rifiuta. Non è la prima volta coi bollettini, di solito formattando da un punto di ripristino si risolve. Di solito. Ma questa, ovviamente non è una di quelle volte.
Lancio uno sguardo all'orologio (10.35) e inizio a pensare. Oggi è lunedì, la segreteria ha orario 9-11.00, probabilmente smetteranno di distribuire i numeri un po' prima... abito ad appena 800 metri di distanza, ma sono a piedi, quindi il limite temporale massimo per avere anche solo la speranza di passare di oggi scade tra meno di 10 minuti.
Anzichè ripristinare per l'ennesima volta la stampante tento di pagare il bollettino on-line, ma non trovo la chiavetta che genera i pin. Il bancomat è l'ultima speranza, mi precipito allo sportello più vicino, ma il sistema è fuori uso per via della forte grandinata di ieri sera.

via Nizza, h.10.48

tempo scaduto. Torno a casa mogia ben sapendo il delirio che mi aspetta domani.

Segreteria di Corso Massimo, 30 Luglio 2013, h.8.30, 31°C

E' sempre facile dire "domani mattina mi piazzo davanti alla segreteria un'ora prima che apra così sono il primo", ma, guarda caso, c'è sempre misteriosamente qualcuno più paranoico di te, così quando arrivo (con un anticipo che non è poi folle) il mucchio di persone in coda raggiunge almeno la trentina.
Tipica espressione da studente in coda in segreteria
(la barba è cresciuta e i capelli si sono incanutiti nell'attesa)

Come da manuale non c'è una fila vera e propria, ma un indistinto agglomerato di persone che chiacchierano tra loro. Tranne i primi tre che presidiano la porta con la forza d'animo di Gandalf nelle miliere di Moria, tutti gli altri raggiungono un gruppo di amici con cui fingono di chiacchierare per passare il tempo, in realtà non aspettano che il momento buono per lanciarsi sul distributore di numeri e scavalcare una ventina di persone.

stesso luogo h. 9.00

Finalmente con un cigolio sinistro la saracinesca si alza, i primi si lanciano sulle porte prima ancora che ci sia lo spazio per passare e quello che sembrava un raduno di amici incontratisi per caso al bar diventa un incontro di lotta greco-romana in un turbinio di arti tra l'esterno e l'anticamera della segreteria.
Mano a mano l'ordine viene riguadagnato e si forma una coda (che naturalmente è completamente diversa dall'ordine di arrivo) e ciascuno guadagna il proprio numero. Più quello per gli amici. E magari uno di scorta che non si sa mai. Riesco ad ottenere un onesto 28.
Il primissimo fortunato si accomoda allo sportello, tutti gli altri decidono di essersi meritati, con tanta fatica, una colazione ed invadono i bar limitrofi (totalmente impreparati ad un tale affollamento a fine luglio).

Nel caos di ordinazioni multiple e conti non pagati compagni di corso che non si vedono da mesi o da anni si ritrovano e si raccontano a vicenda le proprie peripezie; nuovi compagni di specialità fanno conoscenza, forse qualcuno fa anche in tempo a incontrare l'amore della propria vita.
Intanto, imperterrita, la segreteria svolge il proprio compito con la consueta, esasperante lentezza.

stesso luogo h. 10.00, 35°C

9 fortunati sono già riusciti ad immatricolarsi, mentre la distribuzione dei numeri ha raggiunto il numero 80. Qualcuno periodicamente parte in missione esplorativa per indagare l'avanzamento dei lavori e lo comunica a tutti gli altri. Di lì a poco fanno la comparsa delle creature della notte che alla chetichella distribuiscono moduli da compilare nell'attesa del proprio turno, con intestazione diversa per ogni scuola di specialità.
Immediatamente inizia l'accaparramento selvaggio: la folla si sposta davanti alla segreteria brandendo cannoli alla crema mezzi mangiucchiati e pretendendo il modulo per la propria scuola.
In tre minuti le copie finiscono e chi li distribuiva sparisce per sempre dietro a uno sportello senza proferire verbo.
Chi è riuscito a procurarsi il modulo corretto inizia a compilare buono buono in un angolo, gli altri, un po' interdetti, chiedono spiegazioni sputacchiando briciole di croissant, ma il muro degli uffici resta impenetrabile. Quando la folla questuante diventa troppo numerosa per essere sopportabile fa la propria comparsa una segretaria urlando che è inutile attendere i moduli perchè sono finiti e la stagista è andata a fotocopiarne di nuovi. Presto la distribuzione riprenderà.
La notizia viene accolta da un momento di sollievo, dovuto, più che alla rassicurazione sui moduli, alla consapevolezza che, probabilmente, qualunque cosa ci aspetti, è molto meglio che essere stagisti nella segreteria dell'università.

stesso luogo, h. 10.15

La distribuzione raggiunge il numero 100 proprio mentre il dodicesimo fa il proprio trionfale ingresso allo sportello, ma, ci rassicurano, la segreteria non chiuderà per pranzo come previsto (cioè dalle 11 alle 13.30). Ciò sposta le previsioni per la fine delle immatricolazioni da gennaio 2014 a novembre 2013.
Mi impadronisco anche io di un modulo da compilare, assieme ad una cinquantina di fortunati e assisto ad una prima ondata di panico: il modulo richiede dei dati anagrafici e le coordinate bancarie per l'accredito dello stipendio. Il branco di venticinquenni cresciuto tra la bambagia dei banchi alle prese col primo cosiddetto lavoro della propria vita mostra la propria natura: non tutti hanno un conto corrente, quasi nessuno ha dietro l'IBAN.
Improvvisamente l'interno e i dintorni della segreteria si trasformano in un call center: "Mamma, mi mandi per e-mail l'ultimo estratto conto della banca?" "Papà puoi fare una foto alla mia carta e mandarmela per sms?" "Ma' che ci devo scrivere qui dove dice CAB, ABI e un sacco di altre sigle strane?". Santissimi smartphone.

Il vero scompiglio giunge, però, quando qualcuno dei sopravvissuti, uscendo, si lascia sfuggire che la foto per la smart-card viene fatta dal vivo, durante l'immatricolazione, dentro la segreteria, attraverso il vetro antiproiettile.
Ci guardiamo in faccia e negli occhi di ciascuno leggiamo un identico orrore: siamo vestiti alla bell'e meglio: t-shirt da mare, canotte, copricostume, pettinature stravaganti, nulla con cui si desideri comparire sul tesserino da portare ogni giorno appeso al camice per i prossimi cinque anni.
Guardo l'ora (10.30), poi il numero che sta passando (18) e calcolo il tempo necessario a tornare a casa, fare una doccia, vestirmi in modo appena più presentabile dalla vita in su e tornare indietro. Dovrei farcela abbondantemente, ma nel dubbio inizio a correre.

casa mia, h. 10.40

Entro in casa, lancio i vestiti ovunque, mentre apro i cassetti alla ricerca di qualcosa di sensato da mettermi (ci son pur sempre 35 gradi) scrivo ai compagni rimasti in coda di recuperarmi un modulo e avvisarmi quando sono quasi al mio numero. Faccio la doccia più veloce della mia vita, asciugo i capelli col phon per togliere l'impressione "mi sono svegliato da 5 minuti mentre una mucca mi leccava il ciuffo" e mi precipito fuori di casa.

h. 10.59

sono di nuovo davanti alla segreteria, sono molto più sudata di prima della doccia, i capelli sembrano quelli di uno spaventapasseri in una gabbia di Faraday e sono vestita in modo ancora più assurdo di prima, con la camicia e le infradito come i mezzobusti del tiggì.



stesso luogo, h. 11.00

Un tizio esce e ci invita ad accomodarci all'interno, la segreteria chiude, ma chi è in possesso di un biglietto potrà rimanere nella afosissima sala d'attesa e aspettare il proprio turno.
Più di sessanta persone, in coda da due ore, ormai prive di speranza e della forza per protestare si accalcano nello spazio claustrofobico, si siedono a terra e continuano, rassegnate a chiacchierare.

h. 11.05

Una segretaria esce dal suo gabbiotto ed inizia a strillare cose come
"Fate silenzio! Siamo pur sempre in un ufficio pubblico, non potete fare tutta questa confusione, non riusciamo neanche a capire cosa ci dice chi sta dall'altra parte dello sportello"
Cara mia - penso tra me e me - se metti sessanta persone che non hanno nulla da fare in uno spazio adatto ad ospitarne dieci con 40 gradi, il minimo che ti puoi aspettare è che parlino tra loro, se non altro per accertarsi che i compagni non siano svenuti dal caldo.

"Noi stiamo lavorando"
Noi invece siamo chiaramente degli esseri perversi che traggono piacere dal restare ore in coda sotto il sole e pagare pure 500 euro per il privilegio

"Era del tutto imprevedibile che sareste arrivati tutti oggi"
Imprevedibile, forse, per i potenti mezzi di UniTo... Ci sono in tutto 4 giorni per iscriversi e il primo (come ho dimostrato) è inutilizzabile anche da chi abita sopra alla segreteria, nessuno si arrischierà ad aspettare l'ultimo perchè se qualcosa va storto perde la borsa. Logica vuole che delle 234 persone che hanno di fatto due giorni per iscriversi, metà circa sceglierà il primo giorno... fanno 118 persone in 4 ore di apertura dello sportello per un tempo netto di 2 minuti a persona. Se, di buona lena, il tempo necessario all'iscrizione sono 10 minuti non serve Nostradamus a prevedere la coda abnorme, basta un bambino di quinta elementare.

"Nessuno vi ha detto di accalcarvi tutti qui, noi restiamo aperti, quindi o fate silenzio oppure uscite fuori"
A questo punto, finalmente, qualcuno ha il buon gusto di far notare che se siamo tutti dentro non è perchè siamo fan della sauna finlandese, ma perchè un suo collega ci ha detto che chi restava fuori avrebbe dovuto rifare la fila.

"Non so chi ve l'abbia detto"
Probabilmente un'allucinazione mistica da calore, come San Pietro che appare a Fantozzi sopra la porta nelle partite di calcetto...

Per pura fortuna, prima che compia qualche gesto inconsulto, sul display appare il numero magico: 28.
E' il mio turno.

Rimango sconvolta dalla banalità della procedura. Mi avvicino allo sportello con il modulo compilato, consegno un documento, firmo dei fogli di cui ignoro il contenuto, mi chiedono nuovamente il voto dell'esame di abilitazione. La mia voglia di litigare è a zero e questo benedetto voto in duecentosettantesimi non me lo ricordo o non l'ho mai saputo, l'idea di rifare la coda, però, mi atterrisce più di un eventuale futuro controllo, quindi invento spudoratamente mantenendomi sul basso e sperando che dichiarare il falso a proprio sfavore non sia un reato.

Cambio sportello, è l'ora della foto. Ho passato così tanto tempo al caldo che la doccia è un lontanissimo ricordo e sicuramente non serve a darmi un aspetto migliore nella foto, almeno non se viene scattata attraverso un vetro sporco con una webcam.
Se solo avessero scritto sul sito dell'università di portare una fototessera l'avremmo anche fatto, invece no, la procedura prevede che la segretaria afferri con la mano una webcam di plastica effetto fisheye (che farà hipster nelle foto delle vacanze, ma sui ritratti è mortale), appoggi la suddetta webcam al vetro antiproiettile, chieda allo specializzando di fare "un passo indietro, no più a sinistra, guarda più in alto, no verso destra, ancora un po'...ecco sì così!" e scattare una foto di cui vergognarsi a vita.

Mi consegnano la fantomatica "smart-card" il cui nome fa decisamente a pugni con l'espressione da deficiente che sfoggio sulla foto, un lettore apposito, un foglio bianco, uno blu e le preziose istruzioni "questoèillettoredellasmartcard doveteattivarlaprimadiandareafirmareilcontrattomiraccomandononperdeteilfogliobluchedentroc'èilpin"
Firma in quadruplice copia per essere stata "adeguatamente informata in modo completo sul funzionamento della firma elettronica" e sono fuori.

E sono solo le 11.45

Beh, dai, pensavo peggio!

mercoledì 24 luglio 2013

Un medico



Sono sei anni, da quando ho iniziato a tenere questo sito, che il sottotitolo sta lì dov'è e penso che i tempi siano finalmente maturi per spiegarne il perché.


Il protagonista della canzone di De Andrè e prima ancora della poesia di Lee Masters da cui il suddetto titolo è tratto è un giovane dottore appena laureato che vuole "essere buono e saggio e coraggioso e utile al prossimo", ma poi si rende conto che i suoi compaesani sono dei poveracci e che non sopravviverà mai con quel poco che guadagna, così inizia a vendere elisir di giovinezza e finisce i suoi giorni in carcere scontando la pena per truffa.

De Andrè aggiunge alla storia lapidaria di Lee Masters un tocco di romanticismo: un bambino che vede ogni anno sfiorire i ciliegi per far posto ai frutti e in questo passaggio stagionale legge il male del mondo, quello a cui desidera porre fine aiutando "i ciliegi a tornare in fiore". Non per un dio (De Andrè non avrebbe mai detto come Masters "porterò il credo cristiano nella pratica della medicina"), ma nemmeno per gioco, perché il bambino è ormai cresciuto, è un dottore vero.
Il prosieguo della storia è il medesimo, con l'aggiunta di un solo, piccolo, insignificante e poetico dettaglio: quell'elisir di lunga vita altro non è se non l'estratto dei fiori di ciliegio, di quei sogni di bambino sbriciolatisi all'impatto con l'amara realtà.

Bella storia di merda a fare da frontespizio a un sito di medicina no?

Le aspettative del bambino di De Andrè sono spropositate: lui vuole "guarire i ciliegi" che da un lato è impossibile (se sfiorire è ammalarsi allora sono destinati a farlo), dall'altro è inutile perché rifioriscono da soli ogni primavera. Non importa, quindi, se la sua motivazione è la più giusta del mondo, è destinato a fallire in ogni caso e la caduta da un'altezza simile non potrà che essere vertiginosa.

Di certo più in basso di così il dottore non poteva scendere, "bollato come imbroglione e truffatore dall'integerrimo Giudice Federale" dice Masters, il giudice sì che ha capito tutto, sembra sottintendere, lui e gli altri medici che "sanno cosa c'è nel tuo cuore" e ti condannano a morire di fame.

Quello che mi chiedo, però, è se la storia del medico di Spoon River potesse finire meglio. Era davvero l'unica soluzione passare da medico degli ultimi a truffatore di danarosi? La caduta è una conseguenza aritmetica dell'avere delle aspettative eccessive?
Molti di coloro che aspirano a fare questo mestiere lo fanno per una generica necessità di essere utili al prossimo o di sentirsi buoni per aver alleviato le sofferenze di qualcuno. Motivazioni che vengono però messe alla prova molto presto, prima ancora di avere la possibilità di "giurare ricevendo il diploma". Ci sarà sempre la circostanza, il paziente, l'evento che ti insinua il dubbio di essere stato troppo ingenuo, di aver avuto aspettative troppo alte.

Non è più una questione di "morire di fame" perché all'onorario dei nobili salvatori del popolo ci pensa (per ora) lo Stato, è più una questione di "morire dentro".
La bilancia della soddisfazione in medicina è composta da granelli di sabbia e da macigni. Un solo macigno è in grado di buttare al vento milioni di sassolini faticosamente raccolti.

Purtroppo nell'immaginario collettivo, e quindi anche in quello di chi si accinge a intraprendere questo percorso, il medico "salva delle vite". Nella realtà no, non salva vite,non sempre almeno, ma le incontra.
Si interfaccia con persone di ogni tipo, in condizioni particolari usufruendo di un rapporto peculiare, quello in cui il paziente può/deve fidarsi/confidarsi di e con chi sembra avere per caso in mano la sua salute.
Ogni giorno ci sono momenti in cui, come medico, senti di dovere a tutti una risposta, ma quello che importa in realtà è la domanda. In queste circostanze si può imparare molto tacendo, non abbandonando, ma ascoltando.

Qualcuno una volta su questo mio frontespizio ebbe a dire che per quanto rileggesse la frase gli piaceva sempre meno:
Perchè mi hanno insegnato che i ciliegi non hanno bisogno di noi per tornare in fiore ogni primavera... e "fare", "agire", "pensare", insomma "vivere" per qualcosa che non necessita del nostro "vivere" mi sembra tempo sprecato.

E' vero, guarire i ciliegi è inutile, lo è perché è il sogno di un bambino, del tutto irreale.
Ma anche la medicina è inutile, vana, irreale: combatte una battaglia che sa di perdere, solo per allungare e forse migliorare una vita che è destinata a finire.
Perché qualcosa cambi bisogna credere che il cambiamento sia possibile e che possiamo esserne artefici, ma è possibile che il macigno che spazza via tutte le illusioni arrivi indipendentemente dalle nostre convinzioni. Ed è qui che si apre il bivio tra un medico, quello di De Andrè, e il medico che vorremmo essere. Non più ingenuo, ma altrettanto desideroso di volare alto.

Per questo, anche se allora non lo sapevo, mi piaceva quella frase e per questo non l'ho mai cambiata: perchè è un monito a non trasformare l'odore dei fiori di ciliegio di quando eravamo bambini nell'elisir della nostra rovina.

lunedì 15 luglio 2013

Socrate e il Concorso per le Scuole di Specialità di Medicina

Il concorso di specialità è stata la mia vita per gli ultimi mesi, quindi non vedo di cos'altro vi potrei parlare.
So che è strano, ma non è mia intenzione lamentarmene, non subito almeno. Voglio prima provare a mettervi nella prospettiva di chi lo ha concepito e per farlo ho preso spunto da uno scrittore underground innovativo: un certo Platone.
Questo sarà quindi un dialogo tra Socrate e un lontano parente di quello che lo accompagnerà alla morte nel carcere di Atene, Cristone (il perchè di questo nomen-omen vi sarà forse chiaro alla fine del dialogo). Non resta che augurarvi buona lettura.

I.

S: O Cristone dove vai così di fretta?
C: Socrate, cercavo proprio te, mi è stato affidato un compito che non sono in grado di svolgere, ho bisogno del consiglio di un sapiente
S: giammai mi definirei sapiente, o Cristone, ma forse assieme, interrogandoci potremmo risolvere il tuo problema, di cosa si tratta?
C: mi hanno affidato il compito di selezionare le nuove modalità di concorso per le scuole di specializzazione di medicina
S: è un compito molto delicato, come pensi di venirne a capo?
C: è proprio per questo che ho necessità del tuo aiuto, Socrate.
S: bene, vediamo dunque, non vogliamo forse che i medici del futuro siano persone sagge?
C: certo che lo vogliamo, Socrate
S: e come possiamo valutare che lo siano?
C: devono avere avuto dei buoni risultati all'università, questo dimostrerà la loro intelligenza e il loro impegno
S: pensi, Cristone, che questo, il profitto universitario intendo, sia sufficiente al punto da essere l'unico criterio per selezionare un aspirante specializzando?
C: no, o Socrate, sicuramente ci sono degli altri fattori altrettanto rilevanti
S: e quali sono?
C: ad esempio il giovane medico dovrebbe dimostrare di essere interessato alla materia e di aver frequentato con assiduità il reparto dei suoi maestri, Socrate!
S: senza dubbio, che altro?
C: magari potrebbe aver pubblicato qualcosa per rendere maggior onore al suo dipartimento
S: ottimo, e non trovi forse che dovrebbe essere anche a conoscenza delle arti della medicina in generale, o Cristone?
C: sì, certamente è come dici, Socrate
S: e non dovrebbe forse sapere anche qualcosa di più specifico riguardo alla specialità che si accinge ad intraprendere? Non dovrebbe forse dimostrare di aver speso proficuamente il proprio tempo in reparto accrescendo le proprie conoscenze?
C: non posso dire che tu abbia torto
S: bene, e pensi forse che questi siano criteri sufficienti per selezionare un aspirante specializzando?
C: mi sembra che bastino, sì
S: non dimentichi forse la parte pratica?
C: Hai ragione, la si potrebbe valutare con un colloquio orale
S: Non pensi forse, Cristone, che un orale con una commissione costituita dagli stessi professori che hanno cresciuto il proprio allievo in reparto si presti a distorsioni e favoritismi?
C: certamente, Socrate, come pensi, però, che si possa risolvere questo problema?
S: certamente non è facile, ma non trovi che uno scritto a risposta aperta in busta chiusa renderebbe giustizia delle conoscenze del candidato senza che la sua persona influenzi i componenti della commissione?
C: non so come ho fatto a non pensarci prima, Socrate, hai proprio ragione!


II.

S: abbiamo quindi concluso, o Cristone, che per selezionare un giovane medico sono necessarie almeno quattro virtù: la sua bravura in ambito accademico, la sua dedizione nella frequenza, le conoscenze di medicina generale e quelle specialistiche. Pensi che questi parametri debbano pesare tutti quanti allo stesso modo?
C: certamente no, o Socrate, alcuni di questi sono più importanti di altri
S: e che peso attribuiresti ai primi due, la carriera e la frequenza?
C: non più di un quarto, Socrate, altrimenti coloro che hanno parenti in università potrebbero passare davanti ai cittadini realmente meritevoli!
S: e come divideremo i restanti tre quarti?
C: penso che sarebbe corretto che metà di questa parte sia utilizzata per valutare le conoscenze generali e l'altra metà nozioni specialistiche.
S: Quindi se avessi 100 sassolini di uguale misura con cui votare per ciascuna virtù dei candidati ne useresti 25 per la carriera, 40 per le conoscenze di medicina e 35 per le competenze specifiche, è così?
C: è così, Socrate
S: non ti sembra che 35 sassi su 100 sia un peso eccessivo da attribuirsi a competenze di una specialità che il giovane si accinge appena ad intraprendere?
C: no, Socrate, perchè se lo studente è diligente e frequenta, ad esempio, il reparto di dermatologia dal quarto anno, una volta laureato difficilmente sarà esperto nella nobile arte dei farmaci e veleni e molto meglio saprà distinguere le chiazze della pelle! Se attribuissimo un valore minore alle competenze specifiche e uno maggiore alla medicina nel complesso questo giusto cittadino non avrebbe alcuna possibilità.
S: vedo che sai come ragionare, o Cristone, facciamo come dici.



III.

S: vedo che abbiamo già quasi svolto il compito che ti era stato assegnato, o Cristone, abbiamo stabilito quali siano le virtù che un giovane specializzando deve avere e abbiamo fissato il peso di ciascuna di esse, ci resta da stabilire i parametri con i quali valutare queste virtù. Iniziamo dalla carriera universitaria, come la peseresti?
C: io penso, o Socrate, che il modo migliore per valutare il profitto di uno studente sia il voto di laurea
S: pensi quindi che gli studenti che arrivano alla fine dei propri studi con centodiecielode siano tutti uguali o c'è forse qualcosa che li distingue e alcuni sono più bravi e altri meno?
C: sicuramente c'è qualcosa che li distingue
S: e come potremmo fare a distinguerli?
C: potremmo utilizzare i voti degli esami al posto del voto di laurea
S: non pensi forse che in questo modo toglieremmo valore alla tesi di laurea e più nessuno vorrebbe dedicarcisi dal momento che così poco viene presa in considerazione?
C: è senza dubbio come dici, Socrate, cosa proponi dunque?
S: non sarebbe forse più corretto valutare sia il voto di laurea, e quindi la tesi, sia i voti degli esami?
C: certamente è più giusto.
S: e come misuriamo il resto della carriera?
C: potremmo considerare quanto lo studente ha frequentato il reparto
S: non hai forse detto poc'anzi che è molto comune l'usanza di raccomandare i propri figli e nipoti? Non pensi forse che la certificazione della presenza potrebbe essere diversa in ragione di questi favoritismi?
C: è un problema a cui non avevo pensato, Socrate, ma è come dici.
S: non sarebbe forse più corretto considerare a che specialità afferisce la tesi? Per prepararla lo studente deve aver frequentato con assiduità il reparto!
C: un metodo semplice eppure efficace, non mi meraviglio che tutti ti definiscano saggio, o Socrate.
S: Pensi dunque che questo possa essere l'unico parametro per misurare l'interesse del candidato?
C: no, Socrate, sicuramente ne esistono degli altri
S: e quali?
C: si potrebbero considerare attività svolte in università o convegni inerenti alla specialità o articoli pubblicati dallo studente
S: Mi sembra corretto. Che peso attribuiresti a questi parametri, o Cristone?
C: penso che la tesi dovrebbe valere non più della metà della metà dei punti della carriera, quindi 7 su 100, le altre attività massimo 3 su 100 e gli articoli lo stesso, 3 su 100.
S: Benissimo, ora possiamo chiederci come determinare le competenze sulla scienza medica. Come pensi di verificarle?
C: si potrebbe richiedere ai candidati di rispondere ad alcune domande su un caso clinico loro presentato, o su più casi clinici che spazino in vari ambiti del sapere medico
S: quello che dici è corretto, o Cristone, ma ti ricordo che attribuire una valutazione a questo tipo di prove è molto complesso e si presta a facili rimaneggiamenti qualora coloro che ne sono incaricati non siano onesti!
C: hai senza dubbio ragione, o Socrate, tu cosa proponi dunque?
S: non trovi che rispondere a brevi domande come quelle che io ti pongo sia più facile?
C: è come dici, Socrate
S: e non trovi che sia più facile per chi ci ascolta stabilire se la risposta è giusta o sbagliata?
C: non posso darti torto
S: so di una terra d'oltremare dove questo metodo di indagine è piuttosto diffuso, mi pare lo chiamino "quiz", si tratta di domande brevi con risposte predefinite e il candidato deve solo scegliere quella più corretta tra le cinque possibilità
C: un sistema rivoluzionario, Socrate.
S: si tratta di domande facili da formulare, brevi da risolvere e soprattutto da correggere, sono trasparenti e incontrovertibili, se la risposta corretta è A non c'è modo che un tiranno riesca a dimostrare che è B
C: questo è senza dubbio vero in Grecia, o Socrate, ma devo avvisarti che in Italia sono molto litigiosi e immagino che un sistema simile genererebbe migliaia di ricorsi, con avvocati pronti a qualsiasi cavillo per dimostrare che è corretta anche la risposta B con conseguenti alterazioni della graduatoria.
S: è un problema che si potrebbe risolvere facilmente, o Cristone
C: non riesco a vedere come, Socrate
S: sarà sufficiente fornire con stretto anticipo l'elenco completo delle domande con la risposta corretta, in questo modo nessuno potrà lamentarsi di non esserne a conoscenza
C: ma Socrate, in tal caso non basterà che il giovane impari le risposte senza che sia per lui necessario studiare?
S: non se le domande saranno in numero sufficiente da rendere questa prova impossibile per un intelletto umano
C: capisco, e quante dovrebbero essere? Mille?
S: no, almeno una miriade [10.000 N.d.T]
C: nessuno è in grado di scriverne tante diverse ogni anno, penso che il massimo siano cinque migliaia
S: e sia!


IV.

S: come vedi il tuo compito è quasi concluso, o Cristone, ci resta da stabilire quante di queste domande "quiz" far risolvere al candidato.
C: abbiamo detto la metà dei due terzi di conoscenze di medicina, sono circa 40 su 100.
S: e pensi quindi di attribuire 35 su 100 alla domanda in busta chiusa, non pensi forse che i tiranni di prima potrebbero agire facilmente su questa prova se le attribuiamo un peso così grande?
C: sei molto cauto, Socrate, e hai senza subbio ragione, potremmo aggiungere delle domande "quiz" anche per le specialità
S: mi sembra una buona idea, o Cristone, e quanto vogliamo che pesino?
C: 20 su 100, così assieme alle altre 40 di medicina fa 60.
S: Vedo che l'algebra non ti inganna, Cristone, ma questo significa che dovremo inventare altre domande per ciascuna delle specialità e saranno ben più di una miriade!
C: purtroppo non è possibile, Socrate, ci sono specialità per cui non esiste un tale numero di domande da porre
S: cosa proponi dunque?
C: penso che il numero giusto possa essere 350.
S: bene, vedo dunque che abbiamo definito cosa sia un medico giusto e preparato e quali siano le sue virtù che è necessario considerare per consentire solo ai migliori di entrare in specialità
C: in buona parte è merito tuo, Socrate
S: no Cristone, come vedi non ne sapevo nulla più di te, ho solo tirato fuori le idee che non sapevi di avere così come fa la levatrice con i bambini.